Baratuciat

Testo e Foto: C.N.R - I.V.V. Anna Schneider, Stefano Raimondi

Storia e sinonimi

Nessun sinonimo vero e proprio, anche se, nelle zone ove era tradizionalmente presente, i viticoltori locali ne ricordano varianti del nome anche piuttosto distanti, come “Bertacuciàt”, o lo chiamano “Berlu ‘d ciàt”. Si sono trovati riferimenti storici locali, risalenti alla fine del 1800, per un “Berlon ‘d ciat bianco”.
L'etimologia del nome è incerta, ma tale denominazione potrebbe derivare dalla forma particolare dell’acino, molto allungato, associato popolarmente alla forma degli escrementi di gatto (in dialetto locale "ciàt") similmente a quanto accade in zona per altre varietà di vite (Berla grossa, Berla ‘d crava). La prova della sua presenza nell'area compresa tra la Bassa Valle di Susa e la pianura limitrofa è rappresentata da un documento redatto dalla Commissione ampelografica della Provincia di Torino inserito nel Bullettino Ampelografico del 1877, dove al fascicolo VIII viene citato un vitigno indicato come Berlon ‘d ciat bianco, presente in piccole proporzioni nel comune di Villarbasse.
 
Situazione attuale
Attualmente il vitigno si ritrova in ceppi sparsi nei vecchi vigneti dei comuni di Villarbasse, Buttigliera ed Almese ed è stato oggetto di un lavoro di studio e caratterizzazione sia agronomica che enologica. L’analisi con marcatori molecolari del DNA non ha evidenziato alcuna corrispondenza genetica con altri vitigni dell’Italia nord occidentale. Una certa vicinanza genetica è invece emersa tra Baratuciàt e Cascarolo, un vecchio vitigno ad uva bianca che pare geneticamente importante per l’evoluzione dell’assortimento varietale piemontese.
Caratteristiche agronomico-produttive
Il Baratuciàt, vitigno dal precoce ciclo vegeto-produttivo, presenta un elevato vigore ed una produttività media; generalmente richiede una potatura lunga per via della scarsa fertilità delle gemme basali. Tuttavia non è particolarmente esigente dal punto di vista dell’ambiente e delle pratiche colturali da adottare: il germogliamento, che avviene piuttosto precocemente (circa contemporaneo al vitigno Arneis), lo espone al rischio di gelate tardive, pertanto se ne consiglia l'impianto in terreni ben esposti e non soggetti al fenomeno dell'inversione termica, abbastanza frequente nelle vallate alpine. Il Baratuciàt è piuttosto resistente alle principali patologie fungine, mentre in primavere piovose e fredde può andare incontro al fenomeno della colatura, benché in genere la produzione risulti costantemente buona. Talvolta il vigore può essere eccessivo e, soprattutto in giovani impianti, l'entrata in produzione risulta essere ritardata.
Caratteristiche enologiche
Il vino risulta caratterizzato da un contenuto in estratto secco netto elevato per un vino bianco (circa 23 g/L). Anche l’acidità totale risulta generalmente elevata, ma tipica di ambienti di montagna, con valori medi superiori agli 8 g/L. A tale acidità concorre maggiormente l’acido malico, che in annate sfavorevoli arriva fino a 4 g/L. Tale aspetto può però essere positivo qualora si ipotizzi di utilizzare l’uva nella produzione di basi spumante. Il vino si presenta generalmente di colore giallo paglierino scarico con gradevoli tonalità verdi, con un profumo intenso caratterizzato da note prevalenti di mela (verde) e ananas, e con peculiari sentori di eucalipto e fieno. Al sapore il prodotto risulta molto interessante, di struttura importante e molto equilibrato.